home.html
+ REGISTRAMImailto:ventoproject@gmail.com?subject=registrami%20a%20+%20vento

+

note di regia

INCOLLARSI ALLE COSE


John Ford – il re del cinema western, duelli, battaglie, vendette, diligenze, piste che attraversano deserti rocciosi, ampi spazi, campi lunghi, epica della frontiera – era nel deserto per girare uno dei suoi film più costosi. D’improvviso cominciò a diluviare, allagando tutto. Lì piove una volta ogni due anni, un anno al massimo. Aspettarono, ma la pioggia non si fermò. Ford rimase tranquillo a sedere, e la guardava rovinare sempre più il suo deserto ‘da western’. Nervosissimo, il responsabile di produzione chiese: “Signor Ford, sospendiamo le riprese?” Ford rispose: “No” e continuò a guardarsi il paesaggio rovinato dalla pioggia. Allora un operatore sbottò: “Ma signor Ford che cosa possiamo filmare qua fuori?” Ford si alzò di scatto: “Che cosa possiamo filmare?!? La cosa più eccitante e interessante di tutto il mondo! Il volto umano.”


Il documentario ha uno stile non convenzionale né celebrativo, ma “sporco”, che tende al linguaggio senza filtro tipico del reportage di guerra, dove la situazione estrema in cui si lavora costringe a raccontare senza artifici la realtà che si sta vivendo. Le reazioni non sono controllate perché non c’è il tempo di prepararsi. Portare uno stile così dinamico in una situazione non di guerra fa scattare un corto circuito che accende un punto di vista interno al racconto: la telecamera è infatti sempre “dichiarata”, fa parte della stessa realtà che sta raccontando. La sua dichiarazione fa quindi cambiare prospettiva, aumentando paradossalmente il senso di verità del racconto: essendo parte della situazione che sta riprendendo, il suo non è più un punto di vista falsamente esterno, distaccato, saccente, ma un punto di vista che è dentro la realtà, incollato al vortice delle cose, costretto a seguirle per capire cosa succede. È universalmente assodato che il punto di vista dello spettatore è il punto di vista messo a disposizione dalla telecamera (e solo quello): tendere al linguaggio del reportage di guerra significa provare a considerare lo spettatore non più come un voyeur, ma come un compagno di viaggio, un vero e proprio co-protagonista proiettato dentro la realtà che si sta raccontando.

Non s’insegue quindi l’inganno dell’immagine patinata, ma ci si lascia sommergere dalla realtà, dalla sua sovrabbondante concretezza e verità. I nostri occhi gonfi di reality si sporcano di realtà e possono finalmente vedere.


© Emmanuel Exitu ® SIAE – tutti i diritti riservati

+ SONO UN ARTISTAper_gli_artisti.html
+ artists catalogueartists_catalogue.html
+ chi sosteniamochi_sosteniamo.html
+ cos’è ventocosevento.html
+ donatedonate.html
+ calendario eventicalendario_eventi.html
+ projectseditoriale.html
+ il viaggio../ventomagazine/1.html
+ il registaemmanuel_exitu.html
note di regia
+ IL FILMIL_FILM.html
+ Cannes, 20/05/08editoriale_2.html../ventomagazine/1.htmlshapeimage_18_link_0
+ editorialeeditoriale.htmleditoriale.htmlshapeimage_19_link_0
 
 
 
 
 
Inviami un'e-mail