belo
horizonte
(brasile)
Viaggi, con niente di ordinario, alla scoperta di quei luoghi in cui accade veramente qualcosa di nuovo. Ogni viaggio occhi nuovi - d’arte e di speranza - per vedere e raccontare... COME CAMBIA IL MONDO
DONATE
MISSIONI
AMICI
CONTATTACI
SE SEI UN ARTISTA
+vento è un progetto di comunicazione e marketing sociale a cura di empresa srl p.iva 02439520400
EDITORIALE
experience
3
E' un continuo "Vieni a vedere", stare con Rosetta...
"Vieni a vedere", ogni giorno, la meraviglia fra strade che vanno tutte verso il cielo, pezzi di paradiso caduti in terra, giardini della felicità.
Sì, stiamo parlando della favela, dello strano abbraccio felice che è la favela.
Mauro Campiotti, Davide Rondoni e Vincenzo Melodia ci hanno accompagnato, ci hanno portato da Rosetta Brambilla. A vedere.
Rosetta è lì da quarant'anni - a Belo Horizonte, in favela - e ha costruito con i suoi amici tanti asili e tante opere per servire il bisogno che nasce nella favela. Senza mai immaginare o progettare niente, dice.
E' per questo che è capace di vedere sempre la meraviglia?
E' questo il segreto che fa prendere vita a ogni cosa?
Tutto, nei suoi racconti, sembra partire da una immensa gratitudine. Anche chi lavora con lei ha un solo desiderio: "che i bambini possano avere quello che ho avuto quando ero piccola". Di che si tratta?
"Per fare il cuore allegro servono poche cose: sentire e vivere la vita come si presenta. E' stando dentro la realtà che vedi veramente le cose e ci pensi, ci pensi... poi magari incontri qualcuno e riesci a fare, a costruire. E' così che cambia il percorso del fiume: incontri qualcosa che lo fa deviare".
Questo viaggio in Brasile, dopo l'Uganda e dopo la Colombia, è il terzo passo compiuto da +vento. La terza missione per andare a cercare cosa fa grande la vita: "E' la bellezza che fa grande la vita".
+vento ha scelto ancora l'arte e la poesia per raccontare la meraviglia nascosta nella favela, la stessa che abbiamo trovato negli slums di Kampala e nei barrios di Bogotà. L'incontro con l'allegria della favela passa nella musica, passa nell'arte e nella poesia... E' quel miracolo che accade con più forza proprio dove mai ti aspetteresti. Attraverso l'arte e la poesia vogliamo averne un pezzo sempre vicino.
Daniele Mingucci
lettura: <2 min.
I PROTAGONISTI
L’opera
ROSETTA BRAMBILLA
Il poeta
DAVIDE RONDONI
Lo scultore
VINCENZO MELODIA
Perché nel cielo bianco meridiano e mezzano di un pomeriggio qualsiasi nella favela uno non pensa di vedere una guerra di fili, coi fili che nel centro perfetto dell’unico spazio concesso, si fanno la guerra.
No, uno non lo pensa, semplicemente perché non lo sa. E allora infuria una guerra di fili che sembra un gioco, ma tutti i giochi somigliano alla guerra – chissà perché – e il cielo risomiglia a quella terra amata e odiata dei giorni, delle mattine senza scopo, delle latte e dei bisogni, degli aiuti, degli odi e delle cose, degli aquiloni, infine.
Qui, dove anche gli aquiloni prendono il sapore acre delle polveri e degli aiuti e dei buoni, ma chi sono questi buoni che non sapranno mai niente, davvero, di noi…
Soltanto qui anche il cielo diventa un campo di nessuno dove la guerra di nessuno taglia i fili e spezza i cieli. Qui, c’è la libertà vera. Nessuno ha detto nulla, nessuno può insegnare, e le notti calano in silenzio su giorni tutti uguali, nell’attesa, nell’attesa.
Qui la vita sembra quella degli altri. Nessuno la conosce davvero, nessuno sa quale sia la vita vera. Non ha un nome con la lettera maiuscola.
Vincenzo Melodia guarda quel cielo, lo guarda dalle mani smangiate di unghie di terra che non sanno i nomi ma sanno scolpire la terra, con la stessa umiltà silenziosa di chi la lavora senza ambire a uno scopo. Questo scopo non ha nome, eppure prende la forma assecondata e tonda di una scuola, di uno studio, di una cultura.
Le sue sculture sono teste e sono strumenti musicali. Sono di terra ma non sono modellate. Sono scolpite nel duro della terra già asciutta. Sono teste che assorbono il ghigno buono di un urlo rappreso, teste come quelle che nel manierismo dipingeva Arcimboldo, teste che non hanno bisogno di corpi perché tutto dicono e tutto rappresentano, teste mani, teste corpi, teste cielo.
C’è una pietra incastonata, un castone di lapislazzulo che fa ruotare lo sguardo intorno. Con maestria di vero scultore. Lì è la musica che arride con una bocca dentata come ruota di un ingranaggio osceno e umanissimo, denti che ridono mangiano suonano e cantano: la nostra bocca che come nella “Risata” di Boccioni diventa il motore inconsapevole di un volto che si arriccia nelle guancie e nelle pieghe degli occhi e nelle gigantesche orecchie chiamate ad ascoltare, obbligate ad ascoltare la musica del minuscolo violino che, piccola vertebra ossuta e necessaria, sorregge il tutto.
Si spezzano i fili, e cascano,i piccoli triangoli degli aquiloni colorati che vivono un giorno, un’ora, meno delle farfalle cui forse dovrebbero somigliare.
La bimba ha le ali perché invece non vola. La bimba non suona nemmeno.
Le ali sono grandi, ben disegnate e perfette, come quelle di un angelo di Guido Reni. Ad una ad una, ma non possono volare.
Caduta, ferita, offesa, la bimba ricciuta e meticcia aspira allo stesso cielo degli aquiloni.
Come quelli, non ci arriverà. Ma salirà, proverà, con quelle mani grandi e quel sorriso ardente. Di sconfitta e di speranza.
Gli aquiloni non sanno che qualcuno non vuole che volino.
E neppure lei. Ma Melodia, che ha la canzone nel nome, glielo fa provare, perché la bimba ha le mani, i piedi e ha le ali, e tutto succede ogni giorno, qui dove tutti i giorni sembrano uguali, come dappertutto, ma, come dappertutto, uguali non sono.
Beatrice Buscaroli
DOVE SIAMO ANDATI
U
N
D
E
R
C
O
N
S
T
R
U
C
T
I
O
N
http://www.obraseducativas.org.br/index.php?lan=it